Mononucleosi: cause e possibile decorso della patologia

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Mononucleosi

*Le informazioni in questa pagina sono da considerarsi a titolo informativo e non sostituiscono in nessun modo il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata.

La Mononucleosi è una malattia infettiva molto contagiosa. E’ causata dal virus Epstein-Barr che attacca i linfociti B e provoca faringite e tosse. I sintomi iniziali sono infatti del tutto simili ad un malanno tipico della stagione invernale, dolori muscolari, mal di testa e febbre leggera.

Che cos’è la mononucleosi

La mononucleosi è una patologia infettiva di tipo virale. Il virus viene trasmesso nella maggior parte dei casi attraverso la saliva, per questo la mononucleosi è anche nota come “malattia del bacio”. La saliva viene scambiata in realtà molto più spesso condividendo oggetti come posate, bicchieri e simili, entrati in contatto con un soggetto infetto. Il virus che determina l’insorgenza della malattia è l’EBV, cioè il virus di Epstein Barr, che appartiene alla famiglia degli herpes virus. La malattia è acuta e contagiosa, soprattutto fra gli adolescenti.

Il termine mononucleosi deriva dal processo che il virus innesta nel corpo umano. Esso stimola infatti la produzione di globuli bianchi, nello specifico delle cellule mononucleate (con un nucleo solo) o monociti, che di solito sono presenti in numero decisamente più ridotto nel sangue.

La mononucleosi è una malattia dalla quale si può guarire, nella maggioranza dei casi anche senza complicazioni. Negli adulti e adolescenti i sintomi spariscono in poche settimane, anche se persiste il senso di spossatezza. Nei casi in cui la malattia ha esito negativo, la peggior complicanza è la rottura della milza ingrossata.

mononucleosi

Incidenza e contagio della malattia

La mononucleosi è una patologia considerata con contagiosità modesta, di solito l’incidenza vede interessati soggetti di 15-35 anni. I soggetti più a rischio si considerano gli adolescenti ed i bambini, perché più facilmente scambiano saliva con altre persone, prestandosi oggetti per esempio. Gli adulti in tutti i casi non sono esenti da questa patologia. La malattia si contrae con più facilità dal momento che il sistema immunitario è debole, se per esempio si è appena passata una malattia debilitante o se il periodo è particolarmente stressante.

La mononucleosi è presente un po’ in tutto il mondo, nel 50% dei casi si tratta di adolescenti dei paesi industrializzati o di bambini nei paesi in via di sviluppo. Data la contagiosità ridotta, è raro che si possano verificare epidemie vere e proprie, dovrebbero infatti sussistere sovraffollamento e cattive condizioni igieniche. Secondo le statistiche nel 90% dei casi, un adulto entra in contatto con questo virus. É stato infatti dimostrata la presenza di anticorpi specifici in un’alta percentuale di persone, senza che queste avessero mai accusato segni della malattia.

Il contagio nella maggior parte dei casi è per via oro-faringea, la saliva quindi, ma non è l’unico modo. Anche le urine, i rapporti sessuali non protetti o le trasfusioni di sangue e emoderivati, possono determinare il passaggio del virus. Il contagio da mononucleosi può anche essere indiretto, per esempio con l’uso di oggetti contaminati portati alla bocca, o attraverso le particelle di tosse. Una volta passata la malattia, il virus permane nel corpo anche per un anno, quindi dopo la guarigione ci possono essere portatori sani della mononucleosi.

I sintomi della mononucleosi

I sintomi della malattia sono per alcuni versi simili a quelli dei malanni invernali, come l’influenza. I principali sono:

  • astenia, cioè senso di spossatezza;
  • febbre alta;
  • ingrossamento a livello dei linfonodi (specialmente quelli del collo)
  • faringite, che in pochi giorni diventa grave e intensa.

Nella mononucleosi però i sintomi non passano e anzi, il problema si fa più acuto. Se la malattia non viene curata e prende il sopravvento, il quadro clinico si fa più grave e specifico. Ai sintomi presentati si aggiungono:

  • mal di gola con placche sulle tonsille, con conseguente fatica a deglutire;
  • disidratazione e difficoltà respiratorie, con anche parziale ostruzione delle vie aeree;
  • linfoadenomegalia generalizzata;
  • attacchi di febbre con elevata sudorazione durante la notte in particolare.
  • Aumento delle cellule linfocitarie nel sangue.
  • Splenomegalia, cioè aumento delle dimensioni dell’organo della milza, che è sensibile alla rottura;
  • Rash cutaneo, un esantema morbilliforme;
  • In alcuni casi, sofferenza epatica e aumento delle transaminasi
  • Raramente, ittero.

La mononucleosi può determinare l’insorgenza di complicanze, fortunatamente abbastanza rare. Il soggetto può presentare disturbi a livello ematologico (anemia emolitica o piastrinopenia) e a livello nervoso centrale e periferico (convulsioni, meningiti, encefaliti, alterazioni nel comportamento). In alcuni casi la mononucleosi si presenta in modo lievi e resta silente per mesi, riattivandosi improvvisamente.

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Cause della mononucleosi

Viene definita la malattia del bacio poiché colpisce soprattutto tra i 15 e i 25 anni, si stima che nei paesi industrializzati almeno il 90% della popolazione sia entrato in contatto con il virus della mononucleosi e la maggior parte ha sviluppato anticorpi senza accusare alcun segno. I segni della malattia infatti si avvertono soprattutto quando si è debilitati, può essere infatti grave nei soggetti il cui sistema immunitario è già indebolito da altre patologie.

Il contagio avviene in via diretta e indiretta, viene chiamata malattia del bacio perché si trasmette attraverso il contatto della saliva, o per l’ utilizzo comune di posate o bicchieri o in un rapporto sessuale. Dopo il contagio l’infezione può restare anche per molto tempo, anche fino ad un anno, il virus ha inoltre un periodo di riattivazione e i portatori sani possono rappresentare una fonte di contagio. Ad ogni modo non ci sono particolari pericoli, non sono infatti stati riscontrati rischi neanche per le donne in attesa di un bambino.

Decorso della mononucleosi

Il decorso della mononucleosi è generalmente positivo con una risoluzione dopo massimo 3 settimane, il consulto medico ha come seguito una terapia a base di acetaminofene o ibuprofene, si possono inoltre somministrare antipiretici in caso di febbre leggermente elevata. Il senso di stanchezza e di spossatezza si allieva riposando a letto ed evitando sforzi fisici. Nei casi più gravi che possono portare anche a complicanze, il proprio medico può ritenere opportuno il ricorso a farmaci a base di cortisone o avvalersi di terapie più pesanti come delle immunoglubline.

Diagnosi della mononucleosi

L’infezione della mononucleosi può essere evidenziata alla presenza contemporanea dei sintomi indicati. Tale sintomatologia però è simile a quella presente in altri generi di malattie infettive, come l’epatite, il citomegalovirus, la toxoplasmosi, la rosolia. Di conseguenza per una diagnosi certa bisogna fare degli esami del sangue per vedere il livello di linfociti. Di norma vengono anche fatti i test anticorporali ed i risconti sierologici, per vedere se vi siano anticorpi specifici. Gli esami ematologici e immunologici possono confermare il sospetto di malattia. Nello specifico si tratta dell’esame emocromocitometrico, del monotest, della ricerca a livello ematico di anticorpi anti EBV VCA ed EBV EA.

Trattamento della mononucleosi

Di solito la malattia si risolve con esito positivo e senza alcuna complicazione entro 3 settimane al massimo. È raro che vi siano delle ricadute negli anni successivi, anche se molti pazienti persistono nel restare stanchi e spossati per molti mesi. Il virus EBV resta poi latente anche per un anno nel tessuto linfoghiandolare, per riattivarsi in caso di debilitazione del sistema immunitario.

Un soggetto affetto da mononucleosi dovrebbe riposare a letto, senza eseguire sforzi, per almeno 6 o 8 settimane. La rottura della milza, a volta ingrossatasi come anticipato, può determinare un problema più grosso, ma fortunatamente è una complicanza rara. A rischio di questa in particolare sono gli sportivi e i bambini, restii dall’astenersi dalla possibilità di trauma addominale. Per la malattia non ci sono farmaci, ma solo terapie sintomatiche, cioè basate sul riposo e sulla somministrazione di analgesici. Solo nei casi più gravi si somministrano medicinali corticosteroidei o immunoglobuline. La cosa importante è non usare antibiotici, perché la malattia è virale e possono solo indebolire il sistema immunitario.

La malattia descritta dal dottor Cruciani infettivologo dell’ospedale di Verona:


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