Venlafaxina: farmaco antidepressivo

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Venlafaxina

La Venlafaxina è un farmaco appartenente alla classe degli antidepressivi: commercializzato in Italia con il nome di Efexor, Faxine o Zarelis, viene prescritto per combattere e prevenire gli stati depressivi e l’ansia sociale. Il farmaco appartiene alla categoria degli SNRI, che sono inibitori della ricaptazione di serotonina e noradlenalina. La Venlafaxina è un farmaco che può essere acquistato solo con prescrizione medica e lo stesso specialista deve prestare attenzione e tenere il paziente costantemente monitorato, soprattutto nei primi periodi di cura. E’ infatti stato dimostrato che la Venlafaxina può indurre il paziente affetto da depressione acuta al suicidio, quindi è importante mantenere alti i livelli di controllo e avere sempre un riscontro diretto con i soggetti in cura.

Posologia: modi e tempi di somministrazione

La Venlafaxina è un farmaco impiegato principalmente per la cura degli stati depressivi, ma può essere prescritto anche per la cura di altri disagi di natura psichiatrica quindi per la posologia è fondamentale attenersi alle indicazioni del proprio medico. Va sottolineato che la Venlafaxina, come la maggior parte degli psicofarmaci, non va assunta con leggerezza ed è fondamentale rispettare la posologia prescritta dello specialista, senza variarla nemmeno di una virgola. In caso di scarso effetto della cura, sarà lo stesso specialista a prescrivere un diverso dosaggio ed un’eventuale associazione del farmaco con altri. 

Generalmente, per la cura degli stati depressivi, si parte con un dosaggio di 75 mg al giorno da suddividere in 2 somministrazioni: le compresse devono essere assunte la sera prima di coricarsi e dopo pranzo prima del riposino pomeridiano, possibilmente alla stessa ora tutti i giorni. In tutti i casi, è sconsigliato prendere la Venlafaxina prima di mettersi alla guida o in situazioni che richiedono alte dosi di concentrazione.

Durata e sviluppo della cura

Qualora il paziente non riscontrasse miglioramenti in seguito alla prima fase di cura, il medico può scegliere di aumentare sensibilmente e gradualmente i dosaggi di Venlafaxina. E’ importante tuttavia ricordare che va prestata molta attenzione in questi casi, proprio per via del rischio connesso alle aspirazioni suicide dei pazienti, che risulta legato al dosaggio.

La cura ha una durata variabile, ma sempre piuttosto lunga: generalmente per ottenere una risoluzione stabile del problema sono necessari diversi mesi ma si può arrivare anche ad un anno. Va precisato però che la Venlafaxina, negli stessi dosaggi e tempi di somministrazione, può essere prescritta anche quando il problema si possa dire risolto: questo per evitare eventuali recidive, piuttosto frequenti in questi casi.

Venlafaxina: controindicazioni ed effetti collaterali

La Venlafaxina è un farmaco che agisce sul sistema nervoso e in quanto tale può avere diversi effetti collaterali: alcuni più comuni e altri invece decisamente rari:

Effetti indesiderati molto comuni (almeno 1 paziente su 10)

  • Disturbi del sistema nervoso: cefalea e bocca secca;
  • Disturbi gastrointestinali: nausea;
  • Disturbi della pelle e sottocutanei: sudorazione eccessiva.

Effetti indesiderati comuni (almeno 1 paziente su 100)

  • Disturbi del sistema nervoso: tremore, confusione, depersonalizzazione, nervosismo, capogiri, insonnia, diminuzione della libido, sogni strani, parestesia;
  • Disturbi del metabolismo: perdita di peso, aumento del colesterolo sierico;
  • Patologie cardiovascolari: ipertensione, palpitazioni, vampate di calore;
  • Disturbi gastro-intestinali: inappetenza, stipsi, vomito;
  • Patologie renali ed urogenitali: disfunzione erettile, disturbi mestruali (menorragia, metrorragia), anomalie nell’eiaculazione maschile, anorgasmia, alterazione della minzione;

Effetti indesiderati non comuni (almeno 1 paziente su 1000)

  • Disturbi del metabolismo: aumento di peso;
  • Patologie del sistema nervoso: allucinazioni, agitazione, apatia, alterazioni dell’equilibrio;
  • Patologie cardio-vascolari: sincope, tachicardia, ipotensione posturale;
  • Patologie gastro-intestinali: diarrea, bruxismo;
  • Patologie della cute: alopecia, rash;
  • Patologie renali e urogenitali: Ritenzione urinaria, anomalie nell’orgasmo femminile;
  • Patologie del sistema emolinfopoietico: ecchimosi, emorragia gastrointestinale.

Se il paziente riscontra uno dei disturbi sopra descritti in concomitanza con la cura a base di Venlafaxina deve rivolgersi al più presto al proprio medico curante in modo da trovare una soluzione per la risoluzione degli effetti indesiderati. A volte, due stessi farmaci contenenti Venlafaxina come ad esempio Efexor e Zarelis possono provocare effetti indesiderati differenti sullo stesso paziente: conviene dunque provare a sostituire il farmaco perchè potrebbe portare alla scomparsa dei disturbi.

La sindrome da sospensione

La Venlafaxina, come tutti i farmaci che appartengono alla categoria degli SNRI, può creare di frequente dipendenza e qualora la cura subisse delle variazioni è possibile che il paziente avverta quello che viene definito in ambito medico come “sindrome da sospensione”. E’ anche per questo motivo che non si può interrompere di punto in bianco la cura: questo è l’errore che molti pazienti commettono, senza chiedere consulto allo psichiatra o al medico.

Per interrompere definitivamente la cura ci vuole tempo quindi conviene sempre parlarne con il proprio medico e chiedere a lui di intraprendere una progressiva diminuzione delle dosi da assumere, fino ad arrivare (ma sempre con estrema gradualità) all’eliminazione definitiva. I pazienti devono comunque essere sempre monitorati e seguiti in questa fase perchè è particolarmente delicata e, come abbiamo accennato prima, il rischio di arrivare a desideri suicidi è sempre presente nei pazienti che assumono questo farmaco.