Chirurgia ortopedica robotica: il futuro in sala operatoria

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Cinque milioni di persone, in tutto il mondo, sono state “rimesse in sesto” da un robot. Proprio così: la chirurgia robotica, cioè la tecnica che in sala operatoria si avvale dell’utilizzo di strumenti robotici di ultima generazione – che, almeno per il momento, non sostituiscono ma affiancano il chirurgo – ha fatto passi da gigante negli ultimi anni ed è sempre più utilizzata, specialmente in ortopedia.

In Italia siamo messi piuttosto bene. In un certo senso potremmo definirci locomotiva europea, visto che la robotica applicata alla chirurgia ortopedica è arrivata nel Vecchio Continente grazie alla Clinica San Francesco di Verona. Era il 2011 quando Piergiuseppe Perazzini, che oggi è considerato un luminare del settore, sdoganò in Italia una tecnica fino ad allora sperimentata solo negli Stati Uniti. Sette anni e mezzo dopo, la clinica veronese è divenuta un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale: il suo CORE (Centro di Ortopedia Robotica Europea) richiama da tutto il mondo chirurghi desiderosi di imparare la tecnica per interventi protesici sia parziali che totali di anca e ginocchio. Da gennaio 2011 la Clinica San Francesco ha effettuato 1380 interventi di Makoplastica di ginocchio e 740 d’anca.

Le tecnologie robotiche – che, applicate all’ortopedia, garantiscono al paziente un decorso post-operatorio più rapido e meno doloroso, oltre ad una maggiore precisione in fase chirurgica, con conseguente riduzione degli errori “manuali” – si stanno diversificando, allargando gli orizzonti anche ad altri settori della chirurgia, grazie soprattutto all’ingresso di nuovi player. Pare che entro il 2025 questo mercato raggiungerà i 16 miliardi di dollari.

Con l’Intelligenza artificiale che sta prendendo sempre più campo in sala operatoria, il campo della robotica sta diventando sempre più competitivo. Oggi Intuitive Inc., con i suoi robot Da Vinci – usati per interventi mini-invasivi cardiaci, colorettali, ginecologici, toracici e urologici – comanda con 3,3 miliardi di dollari di vendite annuali. Poi ci sono colossi come Alphabet (del gruppo Google), Johnson&Johnson e Medtronic, destinati a occupare una posizione di rilievo. Le dimensioni del mercato, comunque, sembrano in prospettiva abbastanza grandi da permettere ad attori più piccoli di entrare.

La vera rivoluzione, ci dicono gli esperti, arriverà quando si passerà dalla chirurgia robotica alla digital surgery: in parole semplici, si passerà dall’impiego di macchinari che, per quanto sofisticati, non sono autonomi ma rappresentano una sola estensione delle mani del chirurgo, a sistemi robotici incentrati sui dati; nuove piattaforme – ci stanno lavorando Medtronic e Verb – che consentiranno una sempre maggiore precisione in fase di programmazione del singolo intervento. Una prospettiva che lascerà sempre meno spazio all’errore. Anche se tutti gli esperti concordano: la robotica non sostituirà mai del tutto i chirurghi umani.