Coxartrosi: i trattamenti più efficaci per combattere l’artrosi all’anca

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L’artrosi all’anca colpisce il 15% degli adulti e il 30% degli anziani. In genere, l’artrosi interessa oltre 4 milioni di italiani. In particolare, la coxartrosi (artrosi anca), nell’80% dei casi coinvolge anziani over 75 ma può colpire 40-50enni ed anche soggetti giovani.

L’anca, la più grande articolazione del corpo umano, essenziale per la stabilità, mobilità ed equilibrio, può essere colpita da artrosi per diverse cause.

La degenerazione ed usura della cartilagine che ricopre la testa del femore e la cavità acetabolare, può manifestarsi a diversi livelli di gravità fino a provocare (nei casi più avanzati) rigidità, atrofia della coscia, deformità della gamba interessata e invalidità.

Come curare al meglio l’artrosi dell’anca? Quali sono le terapie più efficaci? Cosa fare in caso di artrosi anca invalidante?

Ringraziamo il dottor Michele Massaro, esperto in chirurgia mini invasiva protesi anca e ginocchio, specialista in Ortopedia e Traumatologia, resposabile dell’unità di chirurgia protesica mini invasiva del Gruppo Humanitas di Milano e Bergamo, per aver risposto a queste e ad altre domande.

Senza il suo prezioso contributo non avremmo potuto pubblicare un articolo tanto completo ed esauriente.

Coxartrosi: cos’è e quali sono le cause

L’artrosi dell’anca è una patologia degenerativa dell’articolazione coxo-femorale (tra bacino e femore) responsabile dell’infiammazione e di graduali lesioni della cartilagine articolare.

Col passare del tempo, la cartilagine si assottiglia sempre più alterando l’osso sub-condrale, modificando legamenti e tendini e portando all’aumento delle dimensioni della testa del femore e della capsula acetabolare. La cartilagine non supporta più i capi articolari che, sfregando tra loro, compromettono la funzionalità articolare. Progressivamente, il dolore e la rigidità peggiorano, subentrano gravi limitazioni di deambulazione, zoppia fino alla totale infermità.

Per evitare la progressione degenerativa, è importante curare in tempo l’artrosi perché si rischia di perdere l’autosufficienza.

Ancor meglio, è essenziale prevenire cercando di mantenere il peso forma, di praticare regolare attività fisica evitando il più possibile la sedentarietà, seguire una dieta adeguata ed uno stile di vita corretto. Una dieta appropriata deve includere vitamina A, C, K, B12, Omega3 e deve ridurre le proteine animali.

Oltre all’invecchiamento, le principali cause responsabili di artrosi all’anca sono l’obesità o sovrappeso, la vita sedentaria, traumi sportivi, infortuni e incidenti, lesioni dovute a sforzi ripetuti e sovraccarico funzionale (sport e lavoro), malformazioni, fattori genetici o ereditari, cattive posture che stressano le articolazioni.

L’artrosi rapidamente distruttiva dell’anca è caratterizzata da una riduzione della rima articolare che supera il 50% o i 2 millimetri nel giro di un anno. Colpisce soprattutto donne in età compresa tra i 65 ed i 75 anni, persone obese o che svolgono lavori molto faticosi.

La condizione peggiore è data dalla coxartrosi bilaterale che coinvolge entrambe le anche.

L’importanza di una diagnosi precoce ed accurata

Ai primi sintomi di artrosi all’anca (dolore, scricchiolio, rigidità) è importante sottoporsi ad una diagnosi completa ed accurata per intervenire subito attraverso la terapia più adeguata.

Oltre alla visita specialistica (esame obiettivo, anamnesi, test specifici), il medico ortopedico prescriverà esami strumentali (Radiografia, TAC, Risonanza Magnetica Nucleare).

Coxartrosi: cura, terapia conservativa e Medicina Rigenerativa

Come guarire dalla coxartrosi? Il tipo di cura dipende dal livello di gravità dell’artrosi.

Allo stadio iniziale, in presenza di dolore lieve e costante localizzato nella zona inguinale, di mal di schiena e scricchiolii durante il movimento, si può intervenire sull’infiammazione e sul dolore.

Il medico, in questo caso, prescriverà una terapia conservativa che prevede FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei somministrati per via orale o iniettiva), antidolorifici (paracetamolo).

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Radiology, alcuni ricercatori dell’Università di Boston (BUSM) hanno scoperto che le iniezioni di corticosteroidi intra-articolari possono essere responsabili di distruzione articolare, osteonecrosi, frattura da insufficienza sotto-cartilaginea ed artrite accelerata in pazienti a rischio. Insomma, esistono fondati sospetti sulle conseguenze dannose associate al ricorso di infiltrazioni di cortisone all’anca ed al ginocchio per ridurre dolore e infiammazione da artrosi.

In alternativa, è possibile ricorrere a:

  • Condroprotettori (glucosamina solfato, condroitin solfato e acido ialuronico), utili nel coadiuvare l’efficacia dei FANS;
  • Viscosupplementazione(iniezioni intrarticolari di acido ialuronico che agisce da lubrificante per attutire gli stress meccanici) dall’effetto analgesico;
  • Medicina Rigenerativa con infiltrazioni di PRP (plasma arricchito di piastrine), cellule staminali (provenienti da tessuto osseo) e mesenchimali (provenienti da tessuto adiposo o da membrana sinoviale);
  • Fisioterapia strumentale (Tecarterapia, Laser Yag ad Alta Potenza, Magnetoterapia), terapia manuale, riabilitazione allo scopo di mantenere il tono, la resistenza e l’elasticità muscolare a supporto dell’articolazione.

In caso di sovrappeso, il medico raccomanderà al paziente di dimagrire mentre, in presenza di rigidità e limitazione funzionale, è importante eseguire esercizi terapeutici mirati su indicazione ed in presenza di un Fisioterapista qualificato.

Nei casi più avanzati, quando per il paziente affetto da coxartrosi anca camminare risulta difficile, il medico consiglierà l’utilizzo di una o due stampelle oppure di un tutore anca.

Coxartrosi invalidante: la chirurgia mini invasiva che risolve

Quando la coxartrosi è invalidante e riduce notevolmente la qualità della vita, l’unica terapia risolutiva possibile è l’impianto della protesi anca mini invasiva.

Si valuta questo intervento chirurgico avanzato quando il paziente non risponde più efficacemente alla terapia conservativa. L’artrosi è degenerata al punto tale da richiedere la sostituzione dell’articolazione compromessa con una protesi capace di ripristinare la funzionalità articolare.

La protesi anca mini invasiva risulta necessaria non soltanto in caso di coxartrosi ma anche di artrite reumatoide, necrosi avascolare e conflitto femoro-acetabolare.

Cartilagine ed osso danneggiati vengono rimossi con cura e sostituiti con una protesi più resistente (dura 20-25 anni) e più piccola rispetto a quella tradizionale. È ad ancoraggio biologico, realizzata con materiali biocompatibili ed evoluti (titanio, ceramica, polietilene).

Questo tipo di chirurgia rispetta il corpo: intende preservare il più possibile massa ossea, muscoli, tessuti molli non danneggiati dall’artrosi, ancora sani. Durante l’operazione, si tende a conservare gran parte del collo femorale, nervi, vari, strutture periarticolari. Massa ossea, cartilagine e muscoli sani non vengono sezionati ma divaricati.

La tecnica mini invasiva, grazie al protocollo Fast Track, è meno traumatica, più rapida.

Tutto si riduce; tempi di intervento, recupero e riabilitazione (dimezzati), dolore, gonfiore, perdita ematica, incisione, complicanze (rischio di lussazioni, infezioni). Si riducono notevolmente anche gli attriti fra gli elementi della testa femorale e l’acetabolo.

Si tratta di un intervento di sicuro successo nel 95% dei casi.

Solitamente, il paziente riprende le sue normali attività di routine dopo 2-4 settimane.

Protesi anca mini invasiva di precisione con 2 tecniche avanzate

Per calcolare al millimetro la lunghezza finale dell’arto nella progettazione della protesi anca, esiste una tecnica di precisione chiamata Femur First, che in inglese si traduce con ‘il femore, innanzitutto’. Prima si lavora sul femore, poi sull’acetabolo.

Questa tecnica di navigazione, adottata per la prima volta in Italia dal Prof. Guido Grappiolo (2010), viene eseguita da chirurghi altamente specializzati in mini invasiva come il dottor Massaro Michele.

Consente di progettare una protesi personalizzata, su misura del paziente. Dà modo al chirurgo esperto di lavorare con la massima precisione ed accuratezza.

Obiettivo: orientare al meglio le componenti protesiche per ridurre il più possibile il rischio di usura e di lussazione della protesi mini invasiva.

La protesi progettata con la tecnica Femur First risulta più anatomica grazie all’angolo di lavoro tra porzione acetabolare e femorale, dalle dimensioni più ridotte. Un calcolo preciso della lunghezza finale dell’arto darà come risultato due gambe uguali in termini di lunghezza.

Il software OsiriX, più recente, riesce ad andare anche oltre la tecnica Femur First in termini di precisione.

OsiriX Dicom Viewer, software nonché dispositivo medico di classe II approvato da FDA in conformità alla europea 93/42/CEE, è un ‘sarto tecnologico’ del corpo umano.

Permette all’operatore di disegnare al millimetro la protesi ricostruendo in 3D la geometria articolare ideale dell’anca. Viene disegnata in base alla radiografia del paziente sovrapponendo i lucidi trasparenti dei principali modelli protesici alle lastre RX del bacino.

Studiando la sua struttura articolare e l’anatomia, il chirurgo seleziona il modello e le dimensioni più adeguati della protesi. Al momento, OsiriX è utilizzato per disegnare esclusivamente la protesi anca mini invasiva.


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