Epicondilite: l’infiammazione “da tennista” che colpisce il gomito

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Epicondilite

Con epicondilite, o più comunemente gomito del tennista, si intende uno stato doloroso a carico dell’epicondilo, l’articolazione da cui dipende il movimento del gomito. Occorre subito una precisazione: fino a qualche tempo fa si riteneva che il dolore fosse conseguenza di una infiammazione dei tendini della zona, più recentemente si è dimostrato invece che si tratta di una vera e propria degenerazione, causata da modifiche a livello neurogenetico e di trasmettitori, ragione per cui si preferisce parlare oggi di epicondialgia o, più in generale, tendinopatia.

Prevenzione, diagnosi, cura: tutto quello che c’è da sapere sull’epicondilite

La diagnosi della epicondilite è piuttosto semplice a un esame obiettivo: il paziente, infatti, manifesta dolore al tatto, soprattutto se con il gomito piegato a 90 gradi. Generalmente, però, l’infiammazione a carico dei tendini del gomito si manifesta come un dolore, anche acuto, che si estende verso il polso o la mano e che può aumentare verso sera o nelle ore finali della giornata, specie se dopo un’intensa attività. In qualche caso più grave, tra l’altro, l’epicondilite può rendere del tutto impossibili anche movimenti semplici come l’aprire o chiudere una porta o l’usare una maniglia, incidendo sull’attività lavorativa del soggetto in questione.

A dispetto del nome più comune, del resto, non si tratta di una patologia che riguarda i soli sportivi. Infiammazioni dei tendini del gomito sono oltremodo comuni anche in chi è costretto per lavoro a mantenere gli arti superiori per molto tempo fermi nella stessa posizione. Il gomito del tennista, insomma, è anche un po’ il gomito di pianisti, scrittori e chiunque sia costretto, per esempio, a passare molto tempo alla tastiera di un computer. Ragione per cui l’incidenza della epicondilite è in aumento e molto alta tra chi fa un lavoro d’ufficio. Piccoli accorgimenti, tuttavia, possono evitare l’insorgere del problema: agli sportivi è consigliato, per esempio, fare gli adeguati riscaldamenti in modo da non sottoporre l’articolazione a uno stress eccessivo, mentre per chi passa molte ore al PC è essenziale scegliere la postura corretta.

Epicondilite-schema

Una volta confermata la diagnosi di epicondilite, cosa per cui ci si avvale spesso di un’ecografia con eco-doppler, comunque, serve trovare il trattamento migliore per il paziente. Quasi sempre, stati infiammativo-degenerativi come questi non rispondono alla terapia farmacologica tramite FANS. O, meglio, si può assumere un antinfiammatorio nel momento in cui insorge indolore ma è sconsigliabile prolungare la terapia oltre i cinque giorni. Più raccomandabile è, invece, sospendere almeno momentaneamente le cause che hanno portato allo sviluppo della patologia. Si può trattare, poi, il dolore applicando del ghiaccio nella zona interessata per almeno 15 minuti e più volte al giorno. Anche il trattamento per via topica, tramite creme antinfiammatorie si è dimostrato di una certa utilità. Un piccolo trucco? Lasciare agire la crema per tutta la notte, meglio se coprendo la zona con pellicola trasparente che ne favorisce l’assorbimento. C’è chi consiglia, poi, l’uso di un tutore per il trattamento dell’epicondilite. È chiaro, comunque, che nessuna decisione va presa senza il consulto dello specialista, che potrebbe consigliare per esempio della fisioterapia ad hoc per prevenire ricadute o degenerazioni.