Ulcera da decubito: classificazione e gravità, prevenzione e trattamenti

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L’ulcera da decubito, o ulcere da pressione, sono lesioni più o meno profonde dei tessuti che si manifestano nei pazienti costretti all’immobilità totale, permanente o per lunghi periodi. La causa di queste lesioni è dovuta proprio alla posizione, che provoca una compressione della pelle e dei tessuti tra le ossa e il letto su cui il paziente è disteso. Nel corso del tempo, la riduzione della circolazione nelle parti del corpo compresse provoca una lesione dapprima limitata alla pelle, che tende però ad estendersi nei tessuti sottocutanei, talvolta fino ai muscoli e alle ossa, con la formazione di necrosi. L’ulcera da decubito viene classificata in base allo stadio della lesione, che ne definisce la profondità, all’eventuale presenza di necrosi, infezioni e altre complicazioni, e ad altri fattori che influiscono sulla possibilità di guarigione, quali possono essere le condizioni generali del paziente, i problemi circolatori e la presenza di malattie croniche.

Eziologia dell’ulcera da decubito e successiva evoluzione

Le situazioni che favoriscono lo sviluppo e l’evoluzione dell’ulcera da decubito si legano generalmente a patologie croniche, alterazioni motorie e disturbi dello stato di coscienza che costringono il paziente immobile a letto per periodi prolungati, o addirittura senza prevedere un futuro miglioramento. Le cause più comuni che favoriscono l’insorgere di piaghe e lesioni sono l’incapacità di agire e di muoversi autonomamente, come la demenza, le patologie senili, le alterazioni del comportamento, i deficit motori temporanei o genetici, le paraplegie congenite ma anche le fratture gravi, le malattie dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio e le patologie croniche debilitanti come il diabete o l’insufficienza renale. Uno dei fattori più comuni è anche lo stato di incoscienza e di coma, indotto da farmaci o causato da traumi o malattie. La gravità delle lesioni e la possibilità di guarigione si correla allo stato di salute del paziente: se si tratta, ad esempio, di soggetti anziani con patologie croniche e ricorrenti, disturbi cardiaci, circolatori o polmonari, che comunque conservano ancora una discreta autosufficienza, le lesioni scompaiono non appena il paziente riprende a muoversi regolarmente.

Classificazione e gravità delle lesioni da decubito

L’ulcera da decubito si presenta generalmente in quattro stadi, che ne determinano la gravità: al primo stadio si tratta di un’irritazione superficiale che, se gestita correttamente, cambiando la posizione del paziente e osservando alcune regole di igiene, rimane tale. Al secondo stadio la cute risulta già escoriata da una lesione che si approfondisce ulteriormente nei due stadi successivi, intaccando i muscoli, i tendini e le ossa. Le lesioni causate da un periodo di temporanea immobilità, tendono a risolversi spontaneamente e a non degenerare, a meno che il soggetto non sia affetto da malattie croniche e disordini metabolici che compromettono la guarigione. Diversamente, nel caso in cui si tratti di pazienti in gravi condizioni e malati terminali, le lesioni si sviluppano rapidamente ed evolvono spesso in necrosi.

Prevenzione e trattamenti dell’ulcera da decibito

I problemi dell’ulcera da decubito sono costituiti dalle infezioni e dalla presenza di tessuto necrotico, che impediscono la guarigione. L’ambiente umido e caldo dell’epidermide, e le tipiche patologie degli anziani, deficit circolatori, diabete, incontinenza e neoplasie, contribuiscono alla formazione delle lesioni. La prima cura è quindi rappresentata dalla prevenzione: mobilizzare il paziente, utilizzare materassi appositi, osservare un’igiene scrupolosa e intervenire quando la lesione è al primo stadio. La cicatrizzazione delle ulcere avviene in un periodo minimo di tre o quattro settimane, e termina con la rimodellazione completa dei tessuti. Nei casi di ulcera da decubito più profonda è necessario ricorrere a prodotti specifici, a base di collagene, che determinano lo scioglimento del tessuto necrotico e favoriscono la cicatrizzazione.