Battiti al minuto: i valori normali e quando preoccuparsi

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Il numero di battiti al minuto (frequenza cardiaca) è un indicatore molto utile della salute del nostro cuore e del sistema circolatorio. Se quando siamo a riposo rileviamo un numero di battiti superiore a quelli che vengono considerati i livelli normali, corriamo un maggior rischio di infarto. Più il fisico è infatti allenato, più dovrebbe risultare bassa la frequenza cardiaca e questo è un buon segno, ma sempre entro certi limiti. Se infatti il cuore pompa il sangue troppo velocemente si parla di tachicardia ma al contrario se i battiti al minuto sono troppo pochi entra in gioco un’altra patologia, ossia la bradicardia.

Come misurare i battiti al minuto

Misurare la frequenza cardiaca è importante, perchè ci permette di verificare che il nostro cuore funzioni al meglio e non vi siano disturbi che potrebbero rivelarsi pericolosi. Si tratta di un’operazione che possiamo fare in autonomia, senza il bisogno di strumenti specifici. Oggi esistono dispositivi per il monitoraggio dei battiti al minuto come il cardiofrequenzimetro o il misuratore per la pressione.

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Come misurare i battiti al minuto manualmente

Se non abbiamo un dispositivo in grado di misurare la frequenza cardiaca possiamo effettuare il calcolo manualmente, rilevando i battiti dal polso. Il momento migliore per effettuare la situazione è il mattino, a riposo e prima di assumere caffè o altri stimolanti che potrebbero alterare il ritmo del cuore. Ecco come fare per non sbagliare.

  1. Tenere il braccio appoggiato ad un tavolo, leggermente piegato e con il palmo della mano rivolto verso l’alto;
  2. Con l’altra mano, mettere il medio e l’indice sul polso, subito sotto al pollice della mano opposta, fino a quando non si sente in modo chiaro il battito;
  3. Effettuare una leggera pressione con le dita in modo da sentire i battiti in modo definito;
  4. A questo punto iniziare a contare le pulsazioni per 30 secondi;
  5. Una volta contate le pulsazioni, moltiplicare per 2 il numero ottenuto: in questo modo si ottiene il numero dei battiti al minuto ossia la frequenza cardiaca a riposo.

Questa operazione si può fare anche per calcolare i battiti dopo un allenamento o uno sforzo.

Battiti al minuto: i valori normali a riposo

I valori normali della frequenza cardiaca a riposo variano in base all’età e sono i seguenti:

  • Neonati: da 80 a 180 bpm (battiti per minuto)
  • Bambini: da 80 a 100 bpm
  • Adolescenti: da 70 a 120 bpm
  • Adulti: da 60 a 90 bpm

Questi valori possono subire delle variazioni in presenza di alcuni fattori che di norma non vengono considerati particolarmente pericolosi. E’ quindi bene accertare che non siano presenti, altrimenti avremo una misurazione sballata. I fattori che influenzano i battiti al minuto a riposo sono i seguenti:

  • Assunzione di eccitanti (caffè, nicotina, ecc. fanno aumentare la frequenza cardiaca);
  • Temperatura esterna e condizioni ambientali (il caldo fa aumentare la frequenza cardiaca);
  • Dieta eccessivamente ricca di zuccheri;
  • Peso corporeo.

Frequenza cardiaca alta (tachicardia)

TachicardiaSe la frequenza cardiaca a riposo risulta elevata, con valori superiori ai 100 battiti al minuto,  si parla di tachicardia. Generalmente questo disturbo si associa ad una serie di sintomi quali palpitazioni, difficoltà respiratorie, vertigini, dolore toracico, in alcuni casi anche svenimenti. Va però precisato che la tachicardia può risultare anche del tutto asintomatica e in molti casi è causata da una componente psicologica come l’ansia e lo stress. Ad ogni modo la tachicardia non deve essere sottovalutata e conviene sempre rivolgersi ad un medico per appurare il suo grado di pericolosità…continua a leggere

Frequenza cardiaca bassa (bradicardia)

Se al contrario la frequenza cardiaca a riposo è inferiore ai 60 battiti al minuto si parla di bradicardia. E’ importante precisare che non sempre questa condizione è associata a patologie specifiche: negli atleti e negli anziani per esempio è frequente che i battiti al minuto siano leggermente inferiori alla norma. Con l’allenamento la frequenza cardiaca a riposo tende a diminuire e questo non va consierato un problema. Tuttavia, in alcuni soggetti la bradicardia potrebbe dipendere da fattori patologici e quindi deve essere tenuta sotto controllo.

Frequenza cardiaca massima

Anche se in termini di rilevazione la frequenza cardiaca a riposo è quella più importante perchè ci consente di individuare alcune aritmie spesso collegate a qualche patologia cardiaca, è possibile misurare anche i battiti al minuto sotto sforzo. Durante o subito dopo aver terminato l’attività fisica (entro 2 minuti) possiamo misurare i nostri battiti e capire se siano nella norma o meno.

In questo caso si utilizza la formula di Astrand che prevede il seguente calcolo:

  • Uomini: 220 – anni (esempio per un uomo di 30 anni: 220 – 30 = 190);
  • Donne: 226 – anni (esempio per una donna di 40 anni: 226 – 40 = 186).

Il numero ottenuto indica la frequenza cardiaca ottimale dopo uno sforzo o l’attività fisica prolungata. Se il numero dovesse risultare superiore conviene effettuare alcuni accertamenti, mentre se dovesse essere inferiore significa che il fisico è molto allenato.

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