Dalla psicoanalisi alla psicoterapia cognitivo comportamentale

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La maggior parte di coloro che soffre di una qualche forma di disagio psicologico può potenzialmente beneficiare di una psicoterapia. Il problema è che l’utente solitamente non è in grado di orientarsi nella giungla degli approcci che caratterizzano questa disciplina, così poco omogenea al suo interno, e rischia di imbattersi in professionisti poco preparati o comunque poco formati ad intervenire specificatamente su determinati problemi. Le tante esperienze negative, con anni di psicoterapia senza alcun risultato, rischiano di mettere in cattiva luce l’intera disciplina, che invece può risultare essenziale e spesso molto più efficace degli psicofarmaci. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza nel panorama confuso cui ci troviamo di fronte grazie alla collaborazione con l’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva – IPSICO.

Intanto è bene sapere che lo psicoterapeuta è uno psicologo (laureato in psicologia) o molto più raramente un medico (laureato in medicina) che ha frequentato una scuola di specializzazione post-lauream quadriennale per poter conseguire il suddetto titolo ed esercitare la professione. Vi è quindi una differenza enorme, ma che molti non conoscono, tra uno psicologo (che è solo laureato e non ha competenze psicoterapeutiche, ma solo diagnostiche) e uno psicoterapeuta. All’interno del mondo della psicoterapia vi sono poi decine, se non centinaia, di scuole di pensiero e approcci molto diversi tra loro, alcuni rigidamente ancorati a un metodo scientifico di verifica delle teorie e dei risultati degli interventi, altri molto più vicini a una filosofia o una religione, senza alcun elemento di supporto scientifico.

Entrando nello specifico, la vecchia psicoanalisi, ideata da Freud e poi da Jung e poi rivisitata da molti altri teorici che li hanno seguiti, che prevede l’uso del lettino, l’interpretazione dei sogni e quant’altro ormai noto più o meno a tutti, è solo una forma di psicoterapia tendenzialmente in via di estinzione. Sebbene vi siano pazienti che ne traggono e ne hanno tratto giovamento, la psicoanalisi dura per definizione molti anni, prevede un lavoro non centrato sul sintomo e sui problemi attuali della persona, e ha pochissimo supporto scientifico alle sue teorie e modelli. Alle terapie di tipo psicoanalitico nel tempo si sono affiancate le terapie sistemico-familiari, che prevedono la presa in carico di tutta la famiglia del paziente portatore di un problema e che vedono necessario, se non indispensabile, intervenire sul sistema per poter ridurre il disagio dell’individuo. Queste terapie hanno una indubbia validità nelle problematiche di coppia e familiari, talvolta nei disturbi dell’alimentazione e nelle dipendenze da sostanze, mentre non hanno dati a supporto della loro efficacia in tutte le altre forme di psicopatologia o disagio psicologico.

Negli ultimi 30-40 anni si è sempre più diffusa, anche in Italia, fino a diventare l’approccio di eccellenza, la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Questa terapia si è mostrata estremamente efficace ed è stata riconosciuta, anche nel mondo medico-scientifico, come un approccio di prima scelta nel trattamento di buona parte delle problematiche di tipo psicologico e psichiatrico. Oltre all’importante supporto empirico, ha dalla sua i tempi di azione molto più brevi rispetto a quelli delle altre forme di terapia (in genere dai 6 mesi a un anno, con sedute a cadenza settimanale). E’ una forma di terapia diretta, in cui i problemi/sintomi riportati dal paziente vengono affrontati direttamente, ricercandone i fattori di mantenimento e andando a intervenire in modo estremamente pragmatico per produrre un cambiamento. Il terapeuta cognitivo comportamentale fornisce al paziente strumenti pratici per gestire i propri stati emotivi negativi e lo accompagna in un percorso di modificazione dei propri comportamenti disfunzionali e dei propri pensieri, delle proprie credenze, dei propri stili di ragionamento fonte di sofferenza psicologica.

La terapia cognitivo comportamentale viene ormai largamente impiegata in tutto il mondo e si sta diffondendo sempre di più forte della sua enorme e dimostrata efficacia. Purtroppo, il risvolto della medaglia è che molti psicoterapeuti, anche non adeguatamente formati, si vendono come terapeuti cognitivo comportamentali perché gli utenti, sempre più informati, richiedono esplicitamente questo tipo di terapia. Il consiglio quindi, qualora intendiate intraprendere un percorso psicoterapeutico è di rivolgervi a centri seri e qualificati, meglio se direttamente a quegli istituti che sono anche sede delle scuole di specializzazione in psicoterapia cognitivo comportamentale (ve ne sono in ogni principale città d’Italia), non fidandosi dell’autodefinizione dei terapeuti, ma informandovi minuziosamente sul loro curriculum, sul tipo  di formazione ricevuta e sull’esperienza acquisita nel trattamento specifico del problema che vi affligge.