Sindrome di Stoccolma: cos’è, come riconoscerla e come trattare il disturbo

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La sindrome di Stoccolma è un disturbo molto particolare, che non attualmente non è stato ancora inserito in nessun sistema di classificazione nè in ambito psicologico nè in ambito psichiatrico. Nonostante in merito alla sindrome di Stoccolma si sia parlato in molte occasioni, al punto che numerosi film si sono ispirati a questo disturbo (ne è un esempio La Bella e la Bestia), oggi i professionisti del settore ancora non sanno bene come comportarsi con i pazienti che ne sono affetti. I casi dopotutto sono piuttosto limitati, ma pur sempre esistenti e reali. Vediamo di cosa si tratta, perchè scatta questo meccanismo psichico e come fare per uscire da questa situazione complessa.

Sindrome di Stoccolma: cos’è?

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica molto particolare che riguarda le vittime di violenze, di abusi o rapimenti. Le persone affete da questo disturbo, nonostante i maltrattamenti che subiscono, iniziano a sviluppare una serie di sentimenti tutt’altro che negativi nei confronti dei loro rapitori o dei loro carnefici. Arrivano così ad innamorarsi e scegliere di sottomettersi volontariamente alla loro volontà, ma non lo fanno per salvaguardare la propria salute. Le persone affette dalla sindrome di Stoccolma, che come vedremo nella maggior parte dei casi sono di sesso femminile, iniziano ad instaurare un rapporto speciale con il proprio rapitore. Arrivano al punto di cercare di proteggero se vedono la sua vita in pericolo, passando dallo stato di vittime a quello di complici vere e proprie.

Si tratta di un disturbo psicologico molto complesso, che come abbiamo accennato non è ancora stato riconosciuto a livello ufficiale. Psicologi e psichiatri spesso e volentieri non sono in grado di trattare i pazienti affetti da sindrome di Stoccolma, proprio perchè non si tratta di una patologia vera e propria, almeno non rientra tra quelle riconosciute a livello internazione. Eppure le vittime affette dalla sindrome di Stoccolma esistono: i casi sono stati diversi e gli studi in merito si sono susseguiti negli anni. Oggi sappiamo qualcosa in più su questo disturbo.

Sindrome di Stoccolma: perchè si chiama così?

Sindrome-di-stoccolmaLa sindrome di Stoccolma si chiama così perchè il primo caso documentato è avvenuto proprio nella città di Stoccolma, durante una rapina in banca. Il rapinatore, di nome Jan-Erik Olsson in quell’occasione aveva preso in ostaggio 3 donne ed 1 uomo e li aveva tenuti prigionieri per più di 5 giorni. Fortunatamente alla fine è stato catturato, ma dopo questo episodio sono state organizzate delle sedute psicologiche per le vittime del rapinatore. E’ stato proprio durante queste sedute che è emerso qualcosa di strano: tutti gli ostaggi hanno infatti dichiarato di provare simpatia per Olsson e addirittura di essergli debitori. Questo è stato il primo caso documentato di questo disturbo, che ha preso appunto il nome di sindrome di Stoccolma.

Quali sono le cause di questa sindrome?

La sindrome di Stoccolma è piuttosto complessa, eppure secondo alcuni esperti ci sono delle cause e dei fattori di rischio piuttosto chiari alla base di questo comportamento decisamente anomalo da parte delle vittime. Tutto dipende dalla cooperazione che si instaura tra il rapitore e la persona che viene tenuta in ostaggio. Entrambi hanno un unico obiettivo, che è quello di uscire sani e salvi dalla situazione di pericolo e stress emotivo in cui si trovano. Per questa ragione, la vittima inizia a collaborare con il proprio carnefice al fine di salvaguardare la propria vita ma così facendo entra in un meccanismo psicologico complesso. Tale cooperazione si trasforma in empatia, anche perchè in tali situazioni si assiste ad una totale perdita di controllo.

Secondo gli esperti, esistono dei fattori di rischio e quindi alcune persone sono più predisposte a sviluppare la sindrome di Stoccolma in caso di rapimento:

  • Persone che durante l’infanzia sono state vittime di abusi e violenze;
  • Prostitute o ex-prostitute;
  • Persone che sono appertenute ad una setta;
  • Ex prigionieri di guerra.

Cos’hanno in comune tutte queste persone? Un’instabilità e una fragilità psicologica che spesso può essere latente ma che in casi come quello di un rapimento può uscire allo scoperto.

Sindrome di Stoccolma: cure e trattamenti

Uscire da questa condizione psicologica è spesso difficile e richiede un po’ di tempo, ma non è certo impossibile. Solitamente le persone affette dalla sindrome di Stoccolma presentano altri problemi specifici come il disturbo acuto da stress, che viene trattato con efficacia in ambito psichiatrico e psicoterapeutico. Il percorso da affrontare è piuttosto lungo ed è incentrato sull’analisi di sè e dei propri trascorsi, su una presa di consapevolezza e in alcuni casi sull’ipnosi per riuscire a recuperare dei tasselli che la memoria aveva eliminato. Nei casi più gravi è possibile ricorrere ad una terapia farmacologica, ma quello che risulta più importante è permettere alla persona di rendersi conto di quanto è avvenuto.

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