Vaiolo, sintomi e caratteristiche di questa malattia

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Il vaiolo è una patologia grave, contagiosa e spesso mortale, comunque debellata da diversi decenni anche in merito alla profilassi obbligatoria. Responsabile della malattia è il virus Variola major, che provoca una violenta eruzione cutanea vescicolare, unita ad una compromissione della salute di tutto l’organismo.

La malattia si trasmette facilmente attraverso le secrezioni respiratorie, il contatto con le lesioni della pelle e l’utilizzo di oggetti e indumenti contaminati, il contagio avviene durante tutto il decorso, terminando una decina di giorni dopo la formazione delle croste. Il virus penetra attraverso l’apparato respiratorio e le mucose, raggiunge i linfonodi e si diffonde attraverso il sangue.

I sintomi del vaiolo

Dopo circa 10 / 15 giorni di incubazione, i primi sintomi consistono in febbre, dolori, malessere, mal di testa e talvolta vomito e dolori addominali, accompagnati dalla caratteristica eruzione cutanea che compare dapprima sul volto, per poi diffondersi in tutto il corpo e nelle mucose del cavo orale.

Le lesioni si ulcerano, trasformandosi in pustole e successivamente in croste, che cadono, lasciando profonde cicatrici. Raramente, la malattia può arrivare a coinvolgere il sistema nervoso centrale, la diagnosi avviene analizzando il materiale delle lesioni epidermiche, che contiene il virus del vaiolo. E’ una patologia molto seria, che provoca il decesso in circa il 30% dei casi a seguito dello shock dovuto alla violenta infiammazione diffusa in tutto l’organismo.

Il decorso della malattia

Dopo l’incubazione, i primi sintomi sono simili a quelli di una normale influenza, successivamente la febbre si attenua e compare l’eruzione cutanea, che degenera rapidamente nelle tipiche pustole, con ricomparsa della febbre e un peggioramento delle condizioni generali.

Con l’evolversi  delle pustole in spesse croste nere, lo stato di salute migliora, e la febbre inizia a regredire. Se non sorgono aggravamenti o complicazioni nelle prime fasi, la malattia si risolve in un paio di settimane, lasciando spesso cicatrici deturpanti e, sia pure molto raramente, arriva a provocare cecità e gravi forme di artrite. Il vaiolo può comunque presentarsi in forme più o meno gravi, con conseguenze letali, o con la completa regressione.

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La profilassi obbligatoria

Grazie alla profilassi obbligatoria, alla quale la popolazione italiana è stata sottoposta fin dagli anni Settanta, il vaiolo è considerata una delle pochissime malattie completamente eradicate, ma il timore di una sua ridiffusione causata da eventuali attacchi di terrorismo chimico ha convinto le nazioni a mantenere le proprie scorte di vaccino. Storicamente, il vaccino del vaiolo è stato il primo nella storia dell’uomo, grazie agli studi effettuati dallo scienziato britannico Edward Jenner, che aveva individuato una tecnica di prevenzione della malattia innestando il virus bovino sulla pelle umana.

Le infezioni da vaiolo

Oltre alla forma ordinaria di vaiolo, provocata dal virus Variola Major, esistono forme meno note e non mortali, rare forme asintomatiche e prive di eruzione cutanea che interessano i soggetti vaccinati, una forma modificata che viene spesso confusa con la varicella, una gravissima variante emorragica e una forma maligna tipica dei bambini.

La forma maligna, che si manifesta con lesioni piatte e febbre molto elevata, presenta i sintomi caratteristici della setticemia, e porta alla morte in quasi tutti i casi. La forma emorragica, che riguarda solo soggetti adulti, coinvolge tutti gli organi interni con emorragie continue, a causa di un improvviso decadimento dei fattori di coagulazione e delle piastrine, porta rapidamente alla morte e spesso non provoca eruzioni cutanee esterne.

Terapie e prevenzione

Ancora oggi non esistono cure specifiche per il vaiolo nel momento in cui si è manifestato. Le uniche cure indicate sono semplicemente di supporto nella riduzione dei sintomi e per garantire una sufficiente idratazione al paziente colpito dalla patologia.

L’unico trattamento valido è il vaccino, che attualmente non viene più praticato come profilassi obbligatoria in quanto la malattia è stata debellata, ma solo nelle situazioni di rischio: operatori sanitari, personale militare, tecnici di laboratorio che, per qualsiasi motivo, si trovano a dover maneggiare il virus. Sia pure molto raramente, il vaccino può causare effetti collaterali anche importanti e gravi complicazioni: anche per tale ragione, in assenza del pericolo di epidemia, non viene somministrato.

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Gli ultimi campioni di virus

Gli unici campioni di virus sono custoditi in due laboratori ad altissima sicurezza gestiti dall’OMS, uno negli Stati Uniti e l’altro in Siberia. Spesso le istituzioni internazionali si chiedono se  distruggere il virus, o mantenerlo in vita per far fronte ad un’eventuale ripresentarsi della patologia a livello epidemico.

Dopo l’eradicazione, gli unici due casi di vaiolo si verificarono proprio all’interno di un laboratorio di ricerca: per tale motivo era stata inizialmente programmata la distruzione completa degli stock di virus, per poi decidere di conservarli a scopo di ricerca. Inoltre, dopo l’11 settembre, nel timore di un attacco di terrorismo biologico, è stata prodotta una consistente quantità di dosi di vaccino, per poter eventualmente proteggere la popolazione da un simile pericolo.


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