Epatite B: cos’è, cause, diagnosi e terapia per questa malattia

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L’ epatite B è una patologia contagiosa provocata da un virus che si trasmette tramite il sangue, la saliva, lo sperma e le secrezioni vaginali.

Per questo si diffonde molto facilmente attraverso i rapporti sessuali, l’uso condiviso di siringhe, lame da barba e spazzolini da denti, e talvolta con le trasfusioni di sangue non controllato. La principale via di diffusione dell’epatite B è comunque rappresentata dai rapporti sessuali non protetti: per tale ragione, la patologia è molto diffusa tra i giovani, spesso portati alla promiscuità sessuale senza pensare alla protezione.

La trasmissione dell’epatite B per via sessuale

Come avviene anche per molte altre malattie sessualmente trasmissibili, il contagio può verificarsi da soggetti portatori sani del virus che, pur non manifestando i sintomi della malattia e ignorando completamente di esserne affetti, potrebbero facilmente e inconsapevolmente diffonderla ad altri.

Il rischio di contrarre l’infezione si eleva notevolmente nei paesi in cui è più diffusa, specialmente se si tratta di località considerate meta di turismo sessuale, come le regioni sudorientali dell’Asia, l’Africa sub sahariana, le isole del Pacifico e il Medio Oriente. Chiunque avesse intenzione di avventurarsi in uno di questi paesi, anche per lavoro, dovrebbe attenersi ad una profilassi preventiva e sottoporsi alla relativa vaccinazione.

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Sintomi e decorso

L’epatite B colpisce principalmente il fegato e, pur essendo inizialmente asintomatica, può evolversi in cirrosi epatica, insufficienza epatica grave e tumore, al punto che, in alcuni casi, l’unica soluzione è rappresentata dal trapianto. Se il soggetto colpito è una donna in gravidanza, ci sono probabilità che il virus venga trasmesso al neonato durante il parto. I pazienti adulti riescono spesso a superare l’infezione acuta, mentre per i neonati e i lattanti esiste il rischio che si sviluppi un’infezione cronica.

Inizialmente non compare alcun sintomo, dopo un periodo di circa tre mesi si verificano, in maniera più o meno rilevante, vari disturbi, tra cui nausea, vomito, dolori addominali e dolori al fegato e perdita di appetito, unite a debolezza, ittero, urine scure e dolori articolari. Occorre considerare che, anche in assenza di sintomi, il fegato subisce seri danni: per questo è necessario avvertire sempre il medico di fiducia qualora vi fosse il sospetto di avere contratta la malattia, per tutelare sia la propria salute che quella degli altri: la diagnosi avviene attraverso un semplice esame del sangue.

L’infezione da epatite acuta riceve di solito un’eccellente risposta da parte del sistema immunitario, che nella maggior parte dei casi riesce a debellare il virus abbastanza rapidamente. Nel caso in cui le difese immunitarie non siano sufficienti, l’infezione potrebbe cronicizzarsi, provocando, anche a distanza di anni, cirrosi epatica e cancro al fegato.

L’epatite B nei neonati

In prevalenza, gli adulti colpiti da epatite B sviluppano una forma acuta della malattia, che tende a risolversi senza conseguenze, mentre il problema assume caratteristiche più serie nei neonati e nei bambini. Generalmente, i bambini che vengono contagiati dalla madre durante il parto, o che sviluppano l’infezione nei primi anni di vita, sono predisposti allo sviluppo di infezioni croniche: l’epatite B in questi casi rimane latente anche per decenni, per poi evolversi, a distanza di oltre 30 anni, in una patologia epatica grave.

Fattori di rischio

Il contagio avviene per trasmissione, anche di piccole quantità, di sangue o liquidi biologici, il virus è molto resistente e rimane infettivo al di fuori del corpo anche per molti giorni.

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I maggiori fattori di rischio riguardano la promiscuità sessuale, e quindi i rapporti sessuali non protetti vaginali, orali e anali, compreso l’uso condiviso di vibratori e sex toys, l’utilizzo di droga via endovena e l’uso condiviso di aghi e siringhe, l’esposizione a sangue umano per motivi professionali, la presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, la convivenza con persone infette e i viaggi in paesi dove l’infezione sia maggiormente diffusa. In tutte queste situazioni, qualora vi sia un sospetto di contagio, è necessario parlarne immediatamente con il medico.

Dieta, farmaci e vaccino

Di solito la forma acuta di epatite B si risolve da sola, senza alcuna terapia, è comunque necessario che il paziente verifichi costantemente il decorso della malattia sottoponendosi ad analisi specifiche, oltre a modificare il proprio stile di vita adottando una dieta equilibrata e leggera, evitando gli alcolici ed astenendosi dagli sforzi.

Nel caso di epatite B cronica, è necessario invece sottoporsi a farmaci antivirali e immunostimolanti, anche se l’infezione non potrà mai essere debellata completamente. Da molti anni è disponibile il vaccino, che riesce a prevenire con successo l’infezione a qualsiasi età, con un’efficacia di oltre 20 anni e pochissimi effetti collaterali.

Attualmente la vaccinazione in Italia è obbligatoria, per tale ragione gli adolescenti sono immuni, è comunque opportuno verificare l’immunità nel caso di situazioni a rischio, e considerare che i soggetti vaccinati non sono protetti nei confronti di patologie spesso correlate all’epatite B, tra cui l’Aids, specialmente nel caso in cui si verifichino situazioni di predisposizione.


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